Biella e il filo che unisce la città

DSC_0172-1Conosci Biella?

Fino alla scorsa settimana, io no! Ricordando gli intensi due giorni e mezzo trascorsi attraversando e scoprendo questo territorio spero di aver recuperato, almeno in parte,  il tempo perso!

L’idea di dedicare un weekend a questa città, è nata dopo aver conosciuto la responsabile delle pubbliche relazioni del Gomitolo Rosa, Marisa Cortinovis, mentre davanti ad un caffè mi racconta gli obiettivi dell’associazione tra i quali la promozione del knitting come strumento per vincere l’ansia negli ospedali (in particolare nei reparti di oncologia- il rosa è il colore associato al tumore al seno), negli aeroporti e nei parchi.

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Allo scopo sociale si unisce anche quello ambientale. L’associazione infatti recupera l’alta produzione di lana italiana, trasformandola in gomitoli, che diversamente dovrebbe essere smaltita con costi molto elevati.  Scopro infatti che la distruzione di questa fibra se non fatto in modo corretto è tossica. Ma da dove nasce il disallineamento tra domanda e offerta nel settore laniero? In buona sostanza da due fattori: il primo è quello dato dall’aumento di richiesta di carne ovina e il secondo dalla diminuzione della richiesta di  lana italiana a causa dell’indirizzamento del comparto moda verso altre fibre più richieste dal mercato.

Gomitolo Rosa quindi non poteva non nascere a Biella, città della lana che ha visto i natali di aziende storiche come Fratelli Piacenza e l’Agenzia Lane d’Italia, volta a promuovere le migliori qualità italiane di questa fibra, come la gentile di Puglia.

Per comprendere appieno però la relazione tra l’associazione e il territorio, e raccontarla come piace a noi, abbiamo deciso di applicare la stessa energia e sete di conoscenza del format Travel & Swap. Viaggiare con stile barattando.

Sono stati messi insieme diversi tasselli e incontri, per toccare con mano la forza di questa terre e persone.

Biella è una città, che deve la nascita di importanti aziende di fama internazionale grazie alla sua acqua. Ebbene si. Acqua purissima e leggera che ha permesso nel tempo di ottenere filati pregiati, una birra di qualità unica e non da ultimo i celebri biscotti da colazione: i novellini. Proprio partendo dal momento della giornata che io amo di più,  se si viene da queste parti il via lo si dà facendo visita allo storico biscottificio Cervo. Qui anche di buon’ora troverete il sorriso contagioso e luminoso di Paola Gamba, che vi accompagnerà nel dietro le quinte della piccola produzione, mentre fa bella mostra di sè una macchina lunga 20 metri che stende, riga, inforna e sforna i novellini.

Lasciatevi avvolgere dal profumo e dalle storie di questa famiglia, che è arrivata alla quarta generazione, portando avanti con forza, coraggio, la passione e la cura per i propri prodotti. Materie prime selezionate sul territorio e continua ricerca fanno di questo posto un luogo del gusto da non perdere.

Ritemprati nel corpo e nello spirito, appena fuori la città è possibile incontrare Marco Mantello, giovane pastore biellese che con il suo gregge di 400  capi, qualche asino una simpaticissima capra e il cane Milo percorrono in lungo e in largo quest’area alla ricerca dei pascoli migliori. Marco è pastore da sempre, e non mi racconta del freddo e del gelo, della solitudine, delle mancate vacanze e di molte altre cose come io mi aspetterei. Tutt’altro. Con la sua voce pacata condivide con me la sua passione per questi animali, del piacere di pascolare insieme a loro percorrendo fino a 30 km al giorno, seguendo dove possibile le rive del fiume, attraversando i terreni incolti durante l’inverno e prestando molta attenzione all’ascolto. Ah, quindi niente musica nelle orecchie? No, la tecnologia non mi appartiene, bisogna prestare molta attenzione per fare questo lavoro, mi risponde! Mi racconta poi anche della tosatura delle pecore, che da due volte l’anno, per risparmiare sui costi, ora si effettua una sola volta. Molte riflessioni prendono vita, mentre Marco mi parla, ma una su tutte ha la meglio: cosa possiamo fare noi per aiutare dal basso la nostra economia?

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Mentre cerco la risposta, attraverso un paesaggio incantato fatto di archeologia industriale che racconta il tempo che fu. Sulle due sponde del fiume Cervo, infiniti edifici che sembrano oggi un set perfetto sia per la cinematografia che per la fotografia. Di fatto sono storia e memoria di quello che c’era qui fino a 30 anni fa: lanifici quasi senza soluzione di continuità. Di questo passato su queste sponde, due edifici oggi sono stati recuperati e riconsegnati alla città uno grazie all’intuizione della Fondazione Sella  – che ha creato spazi coworking dedicati all’ambiente digitale e l’altro grazie alla Fondazione di Michelangelo Pistoletto con spazi condivisi dedicati alla creatività materiale.

Dal ricordo della forza lavorativa che fu, ci si sposta a quella che è tutt’ora in corso, più bella e forte che mai. Appena fuori Biella, percorrendo una morbida collina si arriva a Pollone e lo sguardo a destra incappa in un piccolo laghetto, una grande area verde che abbraccia l’edificio sul quale campeggia PIACENZA 1733.

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L’ingresso è uno dei più suggestivi, un fresco restyling capace di unire tradizione e contemporaneità. Sergio Foglia ci accompagna in una visita intensa, tra materie prime pregiate come la lana di vigogna,di kiviuq, di Alashan cashmere e la loro trasformazione. Un team di 200 persone che con perizia e assoluta passione, come orchestrali partecipano alla composizione di un’armonia tattile: il tessuto dei Fratelli Piacenza. Tocchiamo con mano il lusso puro, un’esperienza unica perchè guardare e conoscere il bello qui è un esercizio di stile. Ciò che ho amato di questo posto, oltre a conoscere il processo di garzatura con cardi naturali è che questa famiglia ha abbracciato la causa Gomitolo Rosa contribuendone non solo come soci fondatori, ma anche dando supporto logistico organizzativo nella gestione dei gomitoli.

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Antica macchina per la garzatura con cardi naturali

Quest’azienda inoltre è un esempio, come altre in zona, di virtuosismo imprenditoriale per prendere in prestito una definizione di Stefano Mosca direttore dell’ Azienda di Turismo Locale. Alla famiglia Piacenza si deve infatti il parco della Burcina, esempio perfetto di indirizzamento, educazione al bello e al pubblico di scuola anglosassone. Un parco da ammirare durante la piena fioritura dei rododendri oppure se non in stagione, attendere il tramonto e lasciarsi incantare dal gioco di luci e ombre che si crea sul Monviso.

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L’illuminismo imprenditoriale qui porta la firma anche di Zegna con l’omonima Oasi e strada panoramica, l’ospedale e la località sciistica Bielmonte; di Rivetti con la creazione di asili e piscine pubbliche ma il biellese è anche un territorio dove è forte il sentire del volontariato. Si contano infatti 270 associazioni. Un rapporto forte di solidarietà umana, in diversi settori ma dove è forte il senso di gratitudine e riconoscenza verso un’associazione cara al territorio: Fondazione Edo ed Elvo Tempia a sostegno della lotta contro i tumori.

Ma si può lasciare il biellese senza visitare Oropa con il suo Santuario che attira più di 800.000 mila visitatori l’anno? No, soprattutto se ad attenderci per una visita guidata speciale c’è il direttore Oliviero Girardi, nonchè per rimanere in tema vice-presidente dell’Agenzia lane d’Italia. Il paesaggio è da favola, un manto di neve alto 20 cm ricopre la grande piazza, percorriamo i portici per entrare prima nella meravigliosa biblioteca e successivamente nel museo con i gioielli lasciati in segno devozionale. Un posto da un silenzio suggestivo che tocca il cuore, esattamente come tutti coloro che abbiamo incontrato che con il loro entusiasmo ci hanno raccontato con orgoglio le loro storie. Abbiamo scoperto un territorio speciale, forse silenzioso ma di certo capace di fare squadra, di ascoltare e riflettere sul nuovo. Gomitolo Rosa – il filo che unisce non poteva che nascere  qui, e ora a noi supportare la loro causa e a loro lasciarsi conoscere ogni giorno di più.

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Un capitolo a parte merita tutta la gastronomia biellese: semplice, creativa e gustosa. Interessante non solo per il gusto, ma anche per le tasche. Merita con assoluta sincerità, di essere conosciuta anche con un fine settimana dedicato. Qui ringrazio tutti coloro che ci hanno aperto la loro cucina, lasciandoci curiosare ed intervistare: Hotel Agorà, La Civetta, Matteo Caffè e Cucina, Il Torchio, Croce Bianca, e che per i loro contenuti meritano un approfondimento dedicato.

Biella non solo ci ha conquistato, ma ci ha fatto conoscere una realtà della quale ritorneremo a parlare e fotografare.

Share & Enjoy,

Barbara

3 Comments:

  1. Ottimo articolo,cara Barbara! Io a Biella ci andavo da piccina,in estate,quando avevo gli allentamenti per le gare di equitazione e ho ricordi di luoghi splendidi e gente cordiale! Non conoscevo però Oropa e devo confessare che mi affascina molto,lo includerò nelle mie prossime mete di viaggio! Grazie per condividere queste belle storie 🙂

  2. Biella è un nome famosissimo nel settore della lana. Da piccola negli anni sessanta si parlava molto di quella zona per la produzione della lana e quando feci una visita a mio zio che abitava a Varallo Sesia, ho visitato anche Biella e il santuario di Oropa mi è rimasto in mente. Anche dalle nostre parti in alta val venosta ne abbiamo di santuari ma uno come a Biella proprio no.

    • Simona grazie per il tuo commento. La bellezza del nostro territorio è proprio la sua unicità. La Val Venosta mi manca, ma spero di rimediare presto! Barbara

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