La Fiorida. L’incontro tra cuore, cibo & natura

DSC_0066Guardate le stelle e non i vostri piedi. Provate a dare un senso a ciò che vedete, e chiedervi perché l’universo esiste. Siate curiosi.
Stephen Hawking

Ci sono luoghi che dopo averli scoperti ti rimangono dentro, diventano i tatuaggi sul tuo cuore. Segni che nessuno può vedere, ma che meritano di essere conosciuti. Così l’unico modo per raccontare e far conoscere il bello, è condividerli attraverso le parole e le immagini. Bellezza ed esperienze che in questo caso rispondono al nome di La Fiorida, unico agriturismo in Europa, ad avere al suo interno un piccolo ristorante 1 Stella Michelin.

Amare questo posto in realtà è cosa semplice. Qui si respira quell’atmosfera rilassata e senza sovrastrutture, informale ma al tempo stesso molto curata e pensata per far star bene chi decide di venire a dedicarsi del tempo. Che sia un pranzo informale, un break nella spa, un workshop per imparare a fare il formaggio, un po’ di shopping food a km0 oppure una cena stellata, a La Fiorida ci si sentirà sempre i benvenuti. Questo posto è un esempio perfetto di come iniziative visionarie, con uno sguardo di lungo periodo possono prender forma anche in un territorio come la Valtellina, che non ha mai strizzato l’occhio a grandi azioni di marketing. Al tempo stesso però è evidente come costruendo una squadra affiatata e non dimenticando la storia dei luoghi, si possa addirittura arrivare ad ispirare ed essere esempio da seguire.

Così se il pluripremiato e stellato Noma di Copenhagen riaprirà a fine del 2016 in una fattoria per poter avere prodotti autoprodotti e a basso impatto ambientale, tutto questo in Italia esiste da 6 anni e lo si trova qui a Mantello. A dirigere la brigata con un sapiente mix tra direttore creativo, coach e general manager c’è l’executive chef Gianni Tarabini che da un paio di settimane è affiancato dallo scoppiettante, frizzante e vivace chef Franco Aliberti.

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Un duetto professionale che nasce da una grande amicizia e stima, e che giunge in questo sodalizio. Due opposti che si attraggono: il valtellinese e il campano; il pianificatore e il creativo; il riservato e l’espansivo; diversi ma complementari esattamente come i piatti che ideano, creano e fanno uscire dalla loro  cucina.

Piatti che raccontano la tradizione, e solleticano il gusto dei ricordi ma che al tempo stesso racchiudono in ognuno la perizia e l’amore per la ricerca, per la sperimentazione e per dare quel valore aggiunto che nasce dall’esperienza a tavola, che a mio avviso è quella che fa la differenza tra una cena di alta cucina e un’ottima cena. Lasciarsi guidare alla scoperta del menù degustazione è un susseguirsi di fattori sorpresa, wow factor e sorrisi infiniti. Un grande gioco di scoperta, di conoscenza e di gusto. Un weekend in Valtellina, ed in particolare qui, si trasforma in un vero e proprio viaggio che va assolutamente fatto. Menù degustazione attento alle varie esigenze di intolleranti, vegetariani e vegani senza però rinunciare al gusto. Ma se siete dei prodi esploratori del gusto affidatevi al genio creativo e alla maestria dell’executive chef Gianni Tarabini e dello chef pasticcere Franco Aliberti e chiedete il menù A Mano libera. Un percorso di 6 portate, con piatti estratti dal menù e qualche fuori carta per 75 euro.

Le tangibili emozioni per una cena stellata iniziano così:

Entrèe ispirata al prato che circonda l’orto: crema di porri, misultin del lago, sfere di barbabietole con aceto del lago e perle di aceto balsamico invecchiato 25 anni

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Si comincia poi con un cannolo di foie gras, mostarda, zucca dal campo con nero vegetale, polvere di caffè;

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si continua con il ricordo di taroz, ovvero: patate di sacco, spugna di fagiolini dell’orto, Valtellina Casera Dop fuso, burro del caseificio La Fiorida e salvia;

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si prosegue con una spuma di polenta, tuorlo di gallina di selva, uova di lumaca ed essenza di asparago.

Per i primi una zuppa di pasta con cottura immediata nel piatto composta da: pasta finissima, zuppa di salmerino del Lago di Como e il suo ristretto;

a seguire Riso Azienda Agricola Salera invecchiato 24 mesi e profumato al fieno maggeno con animelle, nocciole e ristretto di Valtellina Dop e chips di scorza di zucca.

Per il secondo, piccione selvatico: petto arrostito sui carboni cosciotto confit e i suoi fegatini.

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Si chiude in dolcezza con la firma del nuovo entrato lo chef Franco Aliberti, che si inserisce perfettamente in quella che è una e propria esperienza del gusto. Al tavolo arriva un pre dessert: asparago selvatico su cucchiaio con granella di cacao. A chiudere con la meraviglia delle meraviglie è la Sinfonia di verdure o Arcimboldo (nome in attesa di definizione) ovvero verdure caramellate con salsa al vin brulè e peperone su cremoso al caramello.

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Giunti a questo punto le friandies che accompagneranno il caffè o un passito, salvo che non siate dei super golosi difficilmente verranno toccate. La verità è che dopo una cena così, se ci si ferma fuori a guardare le stelle, ci si rende conto di non esser poi così lontano da esse. Basta una serata così speciale per carpirne che la magia e il fascino di quei puntini luminosi in mezzo al cielo, si possono ritrovare esattamente qui. A due passi da te.

Share & enjoy,

Barbara

 

 

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