Il vigneto urbano di Leonardo da Vinci

DSC_0005Milano nell’ultimo anno sembra risplendere di un’energia speciale, finalmente sembra mettersi in carreggiata per essere una città capace di competere almeno con le metropoli europee. Questo fermento e questa vivacità è data certamente dalla spinta di riqualificazione urbana dell’evento Expo 2015 e da menti attive, creative e imprenditoriali che riescono a stimolare appassionati o semplici visitatori, alla cultura del bello.

All’interno di un quadro infinito di proposte, una da segnare in agenda, con garanzia assoluta di wow factor, è la visita alla rinata Vigna di Leonardo. Per entrare in un mondo fatto di storia, bellezza e magia basta andare a Milano in Corso Magenta 65, di fronte nella Basilica di Santa Maria delle Grazie dove nel refettorio è custodita L’Ultima cena di Leonardo.

Ma Leonardo e Milano non sono legati solo per quest’ultima opera, che certamente nel capoluogo lombardo è la più famosa, ma anche alla storia di una vigna che nel 1498 Ludovico il Moro, duca di Milano, regalò a Leonardo e che negli anni a venire difese e mantenne ad ogni costo. Tra successioni di proprietà e l’incedere del tempo e delle guerre, se ne perde memoria e svanisce il suo sogno.

Dopo quattro secoli di buio e di oblio, questa vigna rinasce oggi, nel rispetto dei filari e del vitigno originari con l’aiuto di due istituzioni primarie come l’Università di scienze agrarie di Milano e Confagricoltura, in occasione di Expo 2015. La fondazione Portaluppi e i proprietari della casa hanno inoltre deciso oltre a ripiantare la vigna di Leonardo da Vinci, anche di aprire la casa e il giardino degli Atellani al pubblico.

Per ammirarne il lavoro di ricerca scientifica e storica, bisogna varcare la soglia della casa, dopo un percorso con audioguida permette di ammirare e conoscere gli spazi, tutt’ora abitati che videro passare da qui anche il grande Leonardo da Vinci. Durante le sette 7 tappe:

La Sala dello Zodiaco – Fare senza dire

La sala prende il nome dai segni dello zodiaco dipinti nelle lunette, mentre sulla volta compaiono i carri dei pianeti e, alle pareti, una carta d’Italia, la Rosa dei venti e alcune figure che rappresentano le stagioni. A fronte dei dodici segni zodiacali ora le lunette però sono quattordici: nel 1922 Portaluppi amplia la sala abbattendo l’obliquo muro finestrato che la delimitava; dopodiché decora lo spazio aggiunto con gli astrolabi che tanto amava e disegna due nuove lunette, riconoscibili dal proprio motto faire sans dire e dalle iniziali H e J, che starebbero per Hector e Joanna, i nomi di Ettore Conti e di sua moglie, Giannina Casati.  La sala dello zodiaco è il capolavoro dell’arte mimetica di Portaluppi, della sua capacità di mescolare vero antico e falso storico.

La Sala del Luini – Un caso di devozione cortigiana

Gli Atellani erano una famiglia devotissima agli Sforza, dinastia cui restarono fedeli sempre e per la quale, nel corso delle guerre d’Italia del primo Cinquecento, svolsero diversi incarichi diplomatici. Il segno di questa devozione è senz’altro la Sala dei ritratti, la sala al pianterreno della casa dove sono dipinti, sotto una volta a lunette completamente affrescata con arabeschi e motivi vegetali, quattordici tondi con le fattezze di altrettanti uomini e donne della dinastia sforzesca.

La sala dello scalone – Dagli Atellani in avanti

Lo scalone di casa degli Atellani ci consente di dare uno sguardo al resto della storia di questo edificio. Dagli Atellani ad Ettore Conti, in quattro secoli di storia le case passano attraverso tre differenti proprietà.

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Lo studio di Ettore Conti – Dal taccuino di un borghese

Il senatore e ingegnere Ettore Conti è il primo, vero magnate dell’industria elettrica italiana. Con le sue imprese, nel primo Novecento, costruisce molte centrali idroelettriche nelle valli alpine, di regola su progetto di Portaluppi, diventando uno dei più importanti industriali del ventennio fascista. Primo presidente di Agip e presidente di Confindustria, incaricato di missioni economiche all’estero, presidente per quindici anni della Banca Commerciale: uno dei rari italiani che Mussolini non riusciva ad intimidire. Questo è il suo studio.

Il giardino delle delizie – Le novelle di Matteo Bandello

Matteo Bandello, frate domenicano di stanza alla Basilica delle Grazie, cortigiano e letterato, nonché caro amico dei figli di Giacometto, ambienta la maggior parte delle sue Novelle. Le 214 Novelle di Matteo Bandello, pubblicate nel 1554, sono in genere riconosciute come il novelliere più importante del sedicesimo secolo. Molte novelle sono annunciate dagli Atellani, oppure hanno gli Atellani come spettatori; molte vengono raccontate e ambientate sullo sfondo della loro casa e del loro giardino, luogo di cene e feste, centro privilegiato della vita mondana milanese.

La vigna di Leonardo da Vinci – Una passione nascosta

Nel 1498 Ludovico il Moro regala a Leonardo una vigna larga 59 metri e lunga 175 metri, di quasi sedici pertiche e oltre un ettaro di terreno. Dopo la morte di Leonardo, tra successioni di proprietà, la sua vigna tanto amata cade nell’oblio fino a che quattro secoli dopo, l’architetto Portaluppi avvia il cantiere di casa degli Atellani. È in questo periodo che l’architetto Luca Beltrami, grande storico di Leonardo, verifica sugli atti e i documenti rinascimentali la possibile esatta posizione della vigna, proprio in fondo a questo giardino identificando e fotografando la vigna di Leonardo incredibilmente ancora intatta. Scavando nell’area di studio sono stati individuati i camminamenti che regolavano i filari della vigna, seppelliti sotto le macerie dei bombardamenti del 1943. Grazie al materiale organico ritrovato il professor Attilio Scienza, massimo esperto di dna della vite, è riuscito a risalire al dna del vitigno coltivato da Leonardo: la Malvasia di Candia Aromatica. Sulla scorta di questi risultati, in fondo al giardino di Casa degli Atellani, nel luogo in cui la riconobbe Luca Beltrami, nel rispetto del dna identificato del vitigno e secondo i filari originari, nel 2015 è stata ripiantata, ed è rinata, la vigna di Leonardo da Vinci.

Il sogno di Leonardo, grazie all’ingegno e alla determinazione di chi ha sviluppato e realizzato questo recupero di “archeologia agricola”, e non solo, è visitabile fino al 31 Ottobre 2015. Sperando che questo possa essere solo una buona fase di test per trasformarla da temporanea a permanente, io non rischierei. La magia di Casa degli Atellani merita di essere vissuta.

 

Consiglio di stile – Dopo la visita a La vigna di Leonardo, non perdetevi il chiostro del Bramante all’interno di Santa Maria delle Grazie. I Frati Dominicani grazie all’idea creativa e culturale di Padre Paolo Venturelli, hanno allestito un percorso attraverso un parallelismo tra Vecchio e Nuovo Testamento, capace di narrare il cibo (tema Expo 2015) attraverso libri biblici. L’aspetto straordinario è non è solo l’idea, quanto il grandissimo lavoro di scovare tele e pale, d’altare capaci di raccontare questo fil rouge, all’interno del territorio lombardo. Le guide gratuite accompagnano i visitatori in questo viaggio, che si conclude con la visita e spiegazione dell’Ultima cena (qui la riproduzione. L’originale visitabile all’interno)

Share & enjoy,

Barbara

 

Un Commento:

  1. Quando torno a Milano ci andiamo, vero? 😉
    Intanto ti aspetto qui a Lisbona.
    Bacini cara

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