Liguria d’inverno. La bellezza di un weekend in bassa stagione

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Il mare d’inverno/ È un concetto che il pensiero/ Non considera/ È poco moderno/ È qualcosa che nessuno/ Mai desidera … cantava così Loredana Bertè nel 1983

Scegliere il mare in bassa stagione, o addirittura in inverno, non è una scelta da ampi consensi popolari. Decidere di andare in una località marina, dal tardo autunno ad inizio primavera, significa però poter ammirare un paesaggio differente, lasciarsi trasportare da ritmi più lenti, avvicinarsi ed entrare in connessione con chi quel luogo lo vive tutto l’anno.

Lontano dalla folla estiva, dal caldo estenuante e dalla crisi di parcheggio, scoprire Camogli in bassa stagione è un’idea da mettere in agenda.

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Camogli è un piccolo borgo sulla di gente che vive del mare, punteggiato da case colorate che sembrano voler fare bella mostra di sé, vivacizzato dal brusio delicato di pescatori e marinai che già di buon’ora volgono lo sguardo tra cielo e mare, in attesa del buon vento per lasciare il porto.

Il susseguirsi di caffè, ristorantini e botteghe locali animano il borgo, è interrotto dal palazzo che affaccia a nord su piazza Cristoforo Colombo e sul porticciolo, e a sud sulla lunga e ciottolosa spiaggia, creando quasi i due volti del borgo.

Concedersi un fine settimana qui, significa lasciarsi incantare dal canto dei gabbiani, viziare da una colazione in camera con vista sul mare, meravigliare dai sassi bianchi e neri che trasformano una pavimentazione stradale in tappeti d’arte, godere di una gita all’Abbazia di San Fruttuoso immaginandola, quasi come una visita in esclusiva.

Alloggiare in un luogo dove avere a portata di sguardo tutto questo, o quasi, non è poi impossibile. Si può scegliere la Locanda I Tre Merli che affacciata sul porto, quasi ultimo avamposto del borgo, sorprende per la vista che da qui si gode da qualunque camera. Solo cinque stanze, un arredo moderno con tocchi di design, dalle quali è possibile ammirare suggestive albe e incandescenti tramonti, ma anche tenere sott’occhio le partenze dei battelli per un giro lungo la costa! E se ci si vuole regalare un pomeriggio in tutto relax, dalle 17.00 è possibile concedersi un idromassaggio con vista porticciolo, rilassandosi con un aperitivo bordo vasca.

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Qui si stacca la spina, inebriandosi dal profumo del mare, girovagando tra vicoli e vicoletti, salendo e scendendo dalle mille gradinate, cercando scorci meno battuti da fotografare. Mangiare focaccia. E ancora, passeggiare fino a Recco per smaltirla, per poi ricordarsi che se questa è la città che le ha dato i natali, non ci si può esimere nel provare a fare una verticale “focacciosa”!

Dal cibo per il corpo a quello per gli occhi, imperdibile la visita all’Abbazia di San Fruttuoso. Per ammirare da vicino questa bellezza, oggi tutelata dal Fai, basterà prendere dal porto di Camogli il battello che in 20 minuti attraccherà di fronte a questo capolavoro.

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Le origini del complesso sono ancora avvolte nel mistero. Una delle tradizioni più note fa risalire la costruzione dell’abbazia al secolo VIII, quando Prospero, vescovo di Terragona in fuga dalla Spagna invasa dagli Arabi, scelse la baia per rifugiarsi e costruire una chiesa dove conservare le reliquie del martire Fruttuoso. Il culto del santo si diffuse presto in tutta la Liguria, tanto che gli si attriburono speciali funzioni di protezione per i naviganti.
Dal XIII secolo le sorti di San Fruttuoso si intrecciarono con quelle della famiglia Doria, che commissionò il rifacimento dell’edificio, facendo costruire il complesso abbaziale affacciato sul mare con il loggiato a due ordini di trifore.
In riconoscenza dei numerosi interventi di restauro promossi dai Doria, i monaci concessero loro la cripta attigua al chiostro inferiore come sepolcreto di famiglia: ancora oggi sono visibili le tombe in marmo bianco e pietra grigia, databili tra il 1275 e il 1305.

Nel 1467, morto l’ultimo abate regolare, la comunità di benedettini lasciò il monastero, dando così inizio a un inesorabile declino dell’Abbazia. Numerosi lavori mutarono l’aspetto interno ed esterno della Chiesa, che perse le trifore gotiche (rimaste occultate sotto uno strato d’intonaco fino al 1933), mentre l’interno del monastero venne trasformato in abitazione per i nuovi coloni.

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Nel 1915 un’alluvione provocò il crollo della prima campata della Chiesa e i detriti del torrente in piena portati a valle formarono la spiaggia antistante il complesso.
Un restauro promosso dalla Soprintendenza ai monumenti della Liguria, nel 1933, tentò di rimediare ai danni dell’alluvione e ripristinò le trifore originarie della facciata verso il mare. Fu il primo segnale della rinascita di San Fruttuoso, che ebbe il suo compimento con la donazione del complesso al FAI, avvenuta nel 1983.
primi restauri, eseguiti tra il 1985 ed il 1989, consentirono il recupero dell’assetto originario del Chiostro, dell’Abbazia, delle tombe dei Doria e della Sala capitolare. Restauri ed interventi che sono in corso in questo periodo, che seppur omettendo la vista della facciata principale si rendono necessari per preservare la bellezza di questo meraviglioso capolavoro dell’architettura italiana.

Da qui una volta rientrati al porto, ci si potrà dirigere a Genova (qui tutti i consigli di Barbara Cudia, guida turistica di HelloGenoa) per ammirarla con le luci della prima sera. Lungo la strada, una sosta è d’obbligo nel borgo di Boccadasse.

Ancora un piccolo borgo di pescatori, fuori dalle tratte turistiche dove concedersi una passeggiata, ammirare le casette colorate, lasciarsi spettinare dal vento mentre si osserva il via vai degli abitanti locali.

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Scoprire Genova la sera significa una ammirarla in una nuova veste. Vivace e vibrante come solo una città portuale lo sa essere, è proprio dal porto che si può leggere una parte della sua storia. Passeggiare alla vista delle grandi imbarcazioni, le architetture progettate da Renzo Piano per poi fermarsi per cena, in uno dei magazzini riconvertiti. I piatti curati dallo chef Salvatore Perrone, all’interno del Ristorante I Tre Merli, conducono per mano verso la scoperta del gusto.

All’interno del ristorante campeggia protagonista il grande e tipico forno genovese, sempre pronto a sfornare focaccia e farinata, mentre ci si lascia conquistare dai piatti in menù. Ogni ospite qui è accolto con una coccola: bollicine e farinata di ceci, dettagli perfetti mentre ci si lascia ingolosire dal menù. Cucina di stagione e la ricerca di un’ottima materia prima, qui sono di casa. Imperdibili i piatti di pesce, si può partire con gamberi affumicati su crema di zucca trombetta e pancetta croccante, proseguire con un trancio di pesce alla ligure rivisitato, con purea di patate viola, olive taggiasche e capperi e concludere in dolcezza con la versione personalizzata del tiramisù.

Un indirizzo perfetto per un pranzo o una cena, dove sentirsi avvolti da un’atmosfera calorosa, scoprendo una cucina territoriale sempre vivace. La chiave del successo? E’ in cucina. Semplicità, rispetto per la tradizione, ricerca nell’innovazione e il piacere di far star bene gli ospiti, passano dall’idea dello chef, alla sua brigata, per giungere a tavola!

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Barbara

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