Say cheese! Sua maestà la Toma della Valle di Lanzo

DSC_0056Nella meravigliosa Valle di Lanzo esiste un piccolo borgo che sembra essere uscito dal libro delle favole: Usseglio. Qui un piccolo agglomerato di case, composto da 150 abitanti, con il tetti in pietra di losa disegnano il paesaggio alpino fondendosi con le Alpi Graie, che ne delineano lo sfondo.

L’occasione per scoprire questo posto è stata la 20° Mostra Regionale della Toma di Lanzo e dei Formaggi d’Alpeggio (15-17 Luglio e 23-24 Luglio). Un’iniziativa per la valorizzazione di un prodotto territoriale, delle cui vicende se ne parla già dal 1477 all’interno del libro Summa lacticinorum scritto dal medico ducale Pantaleone da Confienza, e che ha visto la prima edizione il 26 e 27 Luglio del 1997. Da quella data ad oggi, molte cose sono cambiate vivendo una positiva trasformazione. Lo scetticismo iniziale è diventato il successo di oggi, grazie al lavoro certosino di ricerca e miglioramento continuo della qualità dei formaggi, della forte visionarietà dell’amministrazione e soprattutto della solidarietà, dei talenti e dello spirito positivo di tutti gli abitanti di Usseglio.

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L’energia contagiosa e l’organizzazione continua, ha portato solo nello scorso weekend 15.000 presenze, ovvero 100 volte gli abitanti! Numeri che fanno riflettere, non tanto per il loro valore, quanto per quello che quel valore contiene in termini di emozioni e umanità.

Un percorso di conoscenza e di esperienza vissuto attraverso due voci narranti speciali: la voce storica di Luigina Longhi Borla e quella della giovanissima Lisa. Nonna e nipote, due generazioni a confronto accomunate dalla stessa passione, ovvero la cura, la condivisione e il fare attivamente qualcosa per il proprio borgo e per il proprio territorio.

La Mostra della Toma diventa così, un percorso di scoperta di storia, gastronomia e paesaggio che parte dal fulcro del paese, ovvero dall’area attigua al complesso dell’Antica Parrocchiale. Tra il profumo delle diverse tome, che partono da una stagionatura minima di 40 giorni a quelle più stagionate di 5 anni, ci si immerge in una conoscenza di gusto e saperi. All’interno dell’area non mancano le diverse iniziative: dal “saper fare l’orto”, con un progetto sviluppato in grandi cassette rialzate da terra e coltivate dai cittadini, volte a promuovere non solo la riscoperta della coltivazioni semplici, ma anche al rendere accessibile la “green therapy” anche a coloro che hanno delle disabilità motorie; all’unione tra cibo ed arte, attraverso la scultura artistica delle tome; all’assaggio del MacUsseglio, fatto con hamburger di turgia e toma di Lanzo, ogni parola sull’indescrivibile bontà è superflua.

Arrivando fin qui, il nutrimento non sarà solo nel gusto, ma anche culturale. Imperdibile una sosta alla personale di Bruno Stizzoli artista veneto, con un passato da scenografo in Rai, che attraverso le sue opere sintetizza tecniche artistiche del passato con quelle più contemporanee, attingendo anche alla street art. Colori e luci si uniscono su una tela per raccontare il paesaggio alpino, ma anche emozioni quotidiane attraverso pennellate veloci che catturano lo sguardo.

Il borgo di Usseglio e i suoi dintorni sanno rapire anche per la loro bellezza e i diversi siti di interesse da scoprire in un weekend:

  • I petroglifi, ossia le incisioni sulla roccia presenti nel Museo Civico “Arnaldo Tazzetti” e rivisitati in chiave contemporanea all’interno dell’abitazione privata dello scultore locale, Silvano.
  • il lago di Malciaussia a 1800mt che regala paesaggi e viste mozzafiato. E se guardandovi attorno addossata ad una roccia, avvistate gatti in legno arrampicati, burattini che scalano la montagna o aquile abbarbicate in strane posizioni, bene quella è la casa dell’artista- scultore Silvano.

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  • ascoltare storie e leggende di masche (streghe dispettose) e di riti celtici, mentre il sole tramonta e pennella di colore le cime delle montagne
  • conoscere le centrali idroelettriche dell’area, di cui una delle quali scavata nella roccia. Uno di queste parte dalla frazione di Margone, ed è possibile percorrerlo attraverso la decauville, ossia una rotaia a scartamento ridotto, che aveva lo scopo negli anni ’30 di trasportare i materiali per la costruzione della diga artificiale.
  • scoprire la piccola frazione di Perinera, con le sue malghe storiche e il vecchio forno a legna del paese che veniva acceso solo 3 volte l’anno;

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  • passeggiare nella più piccola frazione di Pian Benot, dove da qui si intravede l’enorme Losa d’Alais dove secondo la legenda, le masche si divertivano lasciandosi scivolare sulle rocce e prender parte ai workshop didattici del caseificio Menzio.

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  • visitare l’interno dell’hotel Rocciamelone per conoscere l’eleganza dello stile liberty, che fu portato qui dall’antica nobiltà sabauda e torinese nei primi anni del ‘900
  • cenare nel ristorante dell’hotel Furnasa dove lo chef Silvio e la moglie Maria, sanno condurre il viaggiatore in un percorso di gusto attraverso la tradizione, con piacevoli sorprese creative.

Una scoperta davvero unica, in un territorio capace davvero di far rilassare la mente, respirare a pieni polmoni e mettersi in contatto con la natura. Attenzione, prima di andar via sappiate che vorrete già tornare!

Share & enjoy,

Barbara

 

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