Vancouver. Dormire in un art hotel aborigeno

DSC_0426Ci sono esperienze che meritano di essere vissute, e con esse storie che meritano di essere raccontate. Perchè come diceva Italo Calvino, di una città non apprezzi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda, e così di Vancouver non si può non apprezzare lo sforzo che menti visionarie e cuori generosi, hanno fatto per dar vita allo Skwachàys Lodge.

Qui in una delle città con la migliore qualità della vita al mondo, a cavallo tra il quartiere cinese e quello di Gastown, che rappresenta il vero nucleo storico, dal 2014 è nato questo hotel unico al mondo. Il nome del lodge, che si pronuncia squatch eyes, deriva da un’area vicina al fiume False Creek che attraversa Vancouver, e che a suo tempo era ricoperta di acqua ed era il regno degli spiriti sacri agli aborigeni.

Un’idea singolare da parte di chi, la storia e le origini di questo pezzo di Canada, le vuole ricordare ogni giorno, lavorando concretamente alla valorizzazione di quel patrimonio immateriale fatto di antichi saperi e conoscenza. Non solo design hotel, ma anche art gallery e residenza per artisti.

Sei interior designer di Vancouver hanno collaborato con altrettanti artisti aborigeni, creando 18 differenti stanze che si distinguono tra loro per i materiali, dipinti e arredi. Questa struttura rientra a pieno titolo in quello che oggi viene chiamato turismo sostenibile, in quanto tutti i proventi di questa attività servono per finanziare la Vancouver Native Housing Society, la no-profit che provvedere a sostenere i 24 resident artist. Allora basterà varcare la soglia dell’edificio in stile vittoriano fatto con gli immancabili e affascinanti mattoncini rossi, per trasformare il viaggio in un’esperienza indimenticabile. Qui è possibile non solo soggiornare, ma anche partecipare ad un workshop con gli artisti, oppure osservare le loro opere imbattersi in una piacevole chiacchierata, fermandosi nella hall per un caffè e dialogare con i creativi aborigeni che frequentano questi spazi.

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E’ incredibile quanto l’arte aborigena possa essere così contemporanea. Linee pulite, colori decisi, forme chiare e definite. A tratti parrebbe di imbattersi in un Keith Haring, chissà che a suo modo non si sia anche lui ispirato a questi tratti e a questi contorni netti, neri e decisi.

Gli ospiti dell’hotel possono ammirare i diversi spazi comuni, come il rooftop da dove è possibile vedere da vicino l’imponente totem di 12 metri realizzato con un unico tronco d’albero che fa bella mostra di sè sulla facciata, oppure scegliere il piano della stanza anche secondo lo spirito dell’animale che si sente più affine: corvo, aquila, orso, lupo oppure orca.

Per concludere in bellezza l’esperienza qui non rimane che concedersi o una cerimonia di purificazione all’ultimo piano, oppure più materialmente gustarvi un aperitivo con vista sulla brulicante Chinatown da un lato o ammirando il Lookout, ossia la struttura che sembra quasi un’astronave dove a 230 metri da terra si può ammirare a 360° la bella città di Vancouver.

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Barbara

 

 

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